Articoli, Pubblicazioni e Convegni

L’associazione Tiarè, oltre all’intervento clinico, si impegna da molti anni in progetti di ricerca, volti ad implementare sia le conoscenze teoriche dei clinici che operano in differenti aree, sia per approfondire e riflettere sull’ampio ventaglio di psicopatologia su cui i clinici, ma non solo, intervengono. A tal proposito l’Associazione mantiene attive collaborazioni con l’Università della Valle d’Aosta e l’Università degli Studi di Torino.
Negli anni i progetti di ricerca sono stati molti ed alcuni hanno esitato in pubblicazioni su riviste scientifiche e/o manuali.
L’Associazione Tiarè ha partecipato a diversi congressi nazionali, con il desiderio di dare voce all’esperienza clinica maturata sul campo e di diffondere le proprie ipotesi e riflessioni, con l’obiettivo di mantenere vivo il dialogo con le altre realtà della comunità scientifica e professionale.

Lavorare in comunità

L’assessment delle esperienze traumatiche complesse

La Clinica e gli interventi sul territorio

Convegni e partecipazioni a Congressi

Lavorare in comunità

“The Well-Being of Social Health Professionals: Relationship between Coping Strategies, Emotional Regulation, Metacognition and Quality of Professional Life”
“Il benessere dei professionisti socio-sanitari: la relazione tra strategie di coping, regolazione delle emozioni, metacognizione e qualità della vita professionale”.

Ferro, L.; Cariello, M.; Colombesi, A.; Adduci, C.; Centonze, E.; Baccini, G. & Cristofanelli, S. (2024) Int. J. Environ. Res. Public Health, 21, 51. https://doi.org/10.3390/ijerph21010051

Parole chiave: operatori socio sanitari; qualità della vita professionale; risorse personali; strategie di coping; regolazione emotiva; metacognizione; minori; burnout; traumatizzazione secondaria.

Gli operatori socio-sanitari dovrebbero possedere conoscenze e competenze sia utilizzare risorse personali che promuovano la relazione di aiuto, l’accesso a strategie di intervento efficaci ed il proprio benessere sul lavoro. Questo studio si propone di indagare la relazione tra alcune risorse personali (strategie di coping, regolazione emotiva e metacognizione) e la soddisfazione professionale in un gruppo di operatori socio-sanitari che lavorano con minori affetti da disagio psicosociale. In questo gruppo professionale, il rischio di burnout è comune e la qualità della vita professionale è fortemente correlata all’intensità e alla frequenza dell’esposizione a eventi critici e traumatici. Il campione è stato valutato utilizzando strumenti self-report: Professional Quality of Life Scale (PROQOL), Coping Orientation to the Problem Experienced (COPE-NVI), Difficulties in Emotional Regulation Scale (DERS) e Metacognition Self-Assessment Scale (MSAS). La qualità della vita professionale ha mostrato correlazioni significative con le caratteristiche psicologiche studiate. Sono successivamente stati testati diversi modelli di regressione: i punteggi relativi all’orientamento al coping sono risultati un predittore significativo della qualità della vita professionale per tutte e tre le componenti, mentre i punteggi relativi alla disregolazione emotiva sembrano predire solo la componente del burnout. La qualità della vita professionale degli operatori socio-sanitari è stata influenzata dalle risorse individuali a diversi livelli, indipendentemente dalle conoscenze e dalle competenze. I soggetti hanno mostrato una maggiore stanchezza ed aspetti di traumatizzazione secondaria quando si verificava un disimpegno emotivo e sembrava essere difficile accettare le proprie reazioni emotive.

Articolo in rivista

“Burnout Syndrome and COVID-19 Lockdown: Research on Residential Care Workers Who Assume Parental Roles with Youths”
“Sindrome da burnout e lockdown da Covid-19: una ricerca sugli operatori dell’assistenza residenziale che assumono ruoli genitoriali con i giovani”.

Ferro, L.; Cariello, M.; Colombesi, A.; Segantini, A.; Centonze, E.; Baccini, G. & Cristofanelli, S. (2022) Int. J. Environ. Res. Public Health, 19, 16320. https://doi.org/10.3390/ijerph192316320

Parole chiave: COVID-19; sindrome del burnout; operatori sanitari; burnout dei genitori; giovani.

Gli operatori socio-sanitari sono a maggior rischio di sviluppare e sperimentare il burnout. Anche i genitori possono soffrire di condizioni di stress prolungato che portano all’esaurimento fisico ed emotivo. Gli operatori di strutture residenziali per l’assistenza ai giovani assumono un ruolo di cura che può portare a condizioni di stress persistenti che influenzano il rapporto con i giovani. Inoltre, il lockdown da COVID-19 ha avuto un impatto negativo sia sull’organizzazione e sul lavoro, sia sullo stile di vita degli operatori e dei minori. Infatti, durante la pandemia, i contatti con le famiglie non erano possibili a causa delle restrizioni e questo ha aumentato la necessità per i caregiver di assumere un ruolo genitoriale. Questa ricerca si propone di esaminare il rischio di burnout in un campione di operatori sanitari che lavorano con i giovani e l’associazione con i tratti psicologici, che sono stati valutati durante il lockdown da COVID-19. Le misurazioni, condotte sia nel febbraio 2019 che nell’aprile 2021, comprendevano sei questionari: Maslach Burnout Inventory (MBI), Toronto Alexithymia Scale (TAS_20), Coping Orientation to the Problem Experienced (COPE-NVI), Frustration Discomfort Scale (FDS-R), Interpersonal Reactivity Index (IRI) e Five Facet Mindfulness Questionnaire (FFMQ). Il nostro campione mostra un rischio medio-alto di sviluppare il burnout, che è peggiorato durante la pandemia. Si osserva un peggioramento delle competenze emotive, parallelamente a un maggiore investimento empatico richiesto dalla situazione di emergenza e al ruolo genitoriale assunto. Le strategie di coping sono correlate al rischio di burnout, in quanto le strategie di evitamento sono fortemente associate all’esaurimento emotivo. Questi risultati suggeriscono l’urgente necessità di sviluppare interventi mirati e tempestivi per gli operatori sanitari al fine di prevenire conseguenze a lungo termine.

Articolo in rivista

“The Development of Instruments to Detect Indicators of Behavioral Changes in Therapeutic Communities: A Clinical Case Study”
“Lo sviluppo di strumenti per rilevare indicatori di cambiamenti comportamentali nelle comunità terapeutiche: Un caso clinico”.

Cristofanelli, S.; Andò, A. & Ferro, L. (2019) Front. Public Health 7:319. https://doi.org/10.3389/fpubh.2019.00319

Parole chiave: assessment psicologico; comunità terapeutiche; funzionamento psicologico; problemi comportamentali; adolescenza.

I clinici che si occupano del trattamento di pazienti adolescenti dovrebbero utilizzare una valutazione psicologica valida ed efficace. La valutazione dell’efficienza degli interventi clinici può fornire informazioni utili in termini di costo-efficacia e può contribuire ad aumentare la qualità e l’efficacia dei servizi pubblici. Pertanto, è necessario definire programmi e interventi clinici efficaci, potenzialmente in grado di identificare effetti specifici e a lungo termine. Nei contesti clinici (ad esempio, le comunità terapeutiche). Dovrebbe essere prioritario sia gestire gli aspetti di emergenza/urgenza che possiamo osservare negli adolescenti, sia focalizzarsi su quegli aspetti collocati in una dimensione temporale. Il presente studio riporta la descrizione di misure innovative sviluppate specificamente per la valutazione di pazienti adolescenti e per il monitoraggio delle caratteristiche psicologiche e dei cambiamenti comportamentali. Inoltre, viene esaminato un caso clinico utilizzando una valutazione multimetodo che include tali misure innovative. Lo sviluppo e la condivisione di “culture della valutazione” tra professionisti dovrebbe rappresentare una priorità per migliorare l’efficacia delle comunità terapeutiche.

Articolo in rivista

“Relational and organizational aspects of therapeutic communities as treatment factors: The CFCQ (Climate factors in therapeutic community questionnaire)”
“Aspetti relazionali e organizzativi delle comunità terapeutiche come fattori di trattamento: Il questionario CFCQ (Climate factors in therapeutic community questionnaire)”.

Cristofanelli, S.; Fassio, O.; Ferro, L. & Zennaro, A. (2010) Research in Psychotherapy: Psychopathology, Process and Outcome, 12(1-2), 67–87. https://doi.org/10.4081/ripppo.2009.5

Parole chiave: ambiente emotivo; ambiente organizzativo; comunità terapeutica; relazione terapeutica.

Questo contributo intende porre il costrutto di clima organizzativo quale fattore terapeutico specifico di trattamento nei contesti residenziali di cura, ossia contesti in cui la qualità dell’ambiente, le atmosfere emotive e l’abitare stesso diventano la materia del lavoro comunitario. In tal senso, l’equipe terapeutica-educativa diventa lo Strumento principale di cura. L’obiettivo è dunque quello di costituire un questionario in grado di funzionare come una sorta di “termometro” per misurare lo stato di salute/malessere dell’equipe di lavoro, ponendo le basi per un successivo percorso di riflessioni e possibilità di intervento sulle criticità emerse (supervisione/formazione). Tale strumento è stato somministrato a 173 soggetti operatori in comunità terapeutiche per adolescenti distribuite sul territorio nazionale. Sulla base delle procedure statistiche di validazione, la versione finale del questionario risulta composta da 119 item.

Articolo in rivista

L’assessment delle esperienze traumatiche complesse

“Can Dissociation Mediate the Relationship Between Emotional Dysregulation and Intelligence? An Empirical Study Involving Adolescents with and without Complex Trauma Histories”
“La dissociazione può mediare la relazione tra disregolazione emotiva e intelligenza? Uno studio empirico su adolescenti con e senza storie di traumi complessi”.

Cristofanelli, S.; Baccini, G.; Centonze, E.; Colombesi, A.; Cariello, M. & Ferro, L. (2023). Int. J. Environ. Res. Public Health 2023, 20, 1729. https://doi.org/10.3390/ijerph20031729

Parole chiave: trauma complesso; disregolazione emotiva; dissociazione; intelligenza; adolescenza.

Lo scopo principale dello studio è stato quello di mappare il funzionamento psicologico di individui con esperienze infantili avverse, con l’obiettivo di caratterizzare le traiettorie di sviluppo. In particolare, abbiamo indagato le relazioni tra tre dei sette domini di compromissione in bambini e adolescenti esposti a traumi complessi. A tal fine, abbiamo testato un modello di mediazione con la disregolazione emotiva come variabile indipendente, l’intelligenza come variabile dipendente e la dissociazione come mediatore. Il campione di ricerca era composto da 64 partecipanti (10-19 anni); 31 adolescenti costituivano il gruppo clinico e 33 il gruppo non clinico; per il gruppo clinico, abbiamo reclutato adolescenti residenti in comunità terapeutiche e con una storia di trauma complesso. Entrambi i gruppi hanno completato la scala Difficulties in emotion regulation (DERS), la scala Adolescent dissociative experience (A-DES), la Trauma symptom checklist for children (TSCC) e le scale Wechsler. L’analisi dei dati ha dato risultati significativi solo per il gruppo di controllo. Suggeriamo che gli adolescenti sani adottino uno stile cognitivo dissociativo non patologico in risposta a una maggiore disregolazione emotiva, spiegando così le loro migliori prestazioni cognitive.

Articolo in rivista

“Il Rorschach nelle comunità per minori”

Andò, A.; Ferro, L. & Cristofanelli, S. (2019). In: “Il test di Rorschach: applicazioni e ambiti di intervento nel terzo millennio” a cura di Giromini L. e Zennaro A., capitolo nono, p. 145-155, Il Mulino, ISBN: 9788815284334.

Parole chiave: comunità terapeutiche; minori; Rorschach; R-PAS.

Il libro fornisce un puntuale aggiornamento dei progressi scientifici conseguiti negli ultimi anni nel campo dell’assessment di personalità «Rorschach-based», passando in rassegna i vari ambiti in cui il test di Rorschach viene attualmente impiegato e quelli in cui potrebbe esserlo nel prossimo futuro. Nel capitolo nono, vengono specificate complessità e peculiarità dell’intervento ed i fattori di cura operanti nel contesto delle comunità terapeutiche per minori per porre le basi riflessive riguardo all’importanza dell’utilizzo del test di Rorschach e del metodo R-PAS in quest’ambito; in conclusione, viene proposta un’esemplificazione clinica per mostrare come la valutazione attraverso il test di Rorschach ha reso possibile cogliere alcuni aspetti del funzionamento di personalità sottesi a comportamenti di difficile comprensione e all’apparenza contraddittori e imprevedibili messi in atto da un minore.

Contributo in volume (Capitolo)

“Rorschach psychopathological index (Exner CS) for assessing personality disorders in adolescence”
“Indice psicopatologico di Rorschach (Exner CS) per la valutazione dei disturbi della personalità in adolescenza”.

Cristofanelli, S.; Fassio, O.; Ferro, L. & Zennaro, A. (2012). Bollettino di Psicologia Applicata, vol. 263, p. 31-40, ISSN: 0006-6761.

Parole chiave: disturbi della personalità; Rorschach; adolescenza.

L’idea che i disturbi di personalità (PD) non siano patologie discrete ma piuttosto continue e che la loro diagnosi non sia solo strutturale ma anche dimensionale ha raccolto sempre più consensi. Partendo da questa considerazione, alcuni autori hanno suggerito l’utilità di sviluppare un sistema di classificazione dei PD in età adolescenziale. Lo scopo del presente lavoro è verificare se, e in che misura, il test di Rorschach possa portare a un indice di valutazione dei PD impliciti in adolescenza. Gli strumenti somministrati sono stati il test di Rorschach (Exner CS) e i colloqui clinici, entrambi utilizzati per raggiungere una diagnosi di PD secondo il DSM-IV-TR. I partecipanti erano 60 adolescenti psicopatologici con diagnosi di Asse II, di età media pari a 15 anni, che sono stati abbinati a un gruppo di controllo non clinico di 203 adolescenti appaiati per età e sesso. L’analisi dei dati è stata condotta determinando le variabili che differenziavano i due gruppi in modo statisticamente significativo ed effettuando un’analisi fattoriale per identificare eventuali dimensioni latenti: su queste ultime sono state effettuate analisi di validità. Dai risultati è emerso un possibile indice sintetico in grado di discriminare in modo soddisfacente tra i due gruppi di partecipanti. Esso raccoglie sei variabili Rorschach che influenzano una disposizione di personalità caratteristica del PD. Le discussioni e le conclusioni del presente lavoro fanno riferimento a nuove ipotesi clinicamente applicabili.

Articolo in rivista

La Clinica e gli interventi sul territorio

“Associazione Tiarè: modello clinico del “Progetto minori”

Calvi, A. (2021). In “Laboratori – Psicoanalisi applicata nel trattamento dei ragazzi al limite. Un’esperienza nazionale” di Baldini T., p. 123-149, Vecchiarelli editore.

Parole chiave: laboratori; psicoanalisi; adolescenti; psicopatologia; comunità terapeutiche.

Il libro testimonia il lavoro terapeutico “senza lettino”, svolto in Italia da psicoanalisti, psicoterapeuti, psicologi ed educatori con formazione analitica che mettono i propri strumenti al servizio di un lavoro apparentemente impossibile: dialogare con giovani in cerca di un senso, nella propria esistenza deprivata di possibilità concesse ad altri. In questo senso la psicoanalisi si esprime attraverso una fertile contaminazione tra gruppalità tra pari e con gli adulti, dove la riflessione e le aree di gioco creativo, si compenetrano. In questo senso, i Laboratori nascono come spazio di transizione tra gioco e realtà dove lo psichico può prendere forma. Nel capitolo in questione Calvi mostra le caratteristiche del modello operativo dell’Associazione Tiarè e la complessità dei pazienti adolescenti gravi inseriti in comunità; vengono delineate le motivazioni alla base delle proposte laboratoriali, le quali sono accomunate dall’esigenza di far sperimentare una dimensionalità e relazione simbolica a quei ragazzi che non sono in grado di accedere a relazioni maggiormente verbali. 

Contributo in volume (Capitolo)

“Il gioco della sabbia: esperienza di una comunità terapeutica per minori”

Nicolino, B. & Calvi, A. (2021). In “Laboratori – Psicoanalisi applicata nel trattamento dei ragazzi al limite”. Un’esperienza nazionale” di Baldini T., p. 123-149, Vecchiarelli editore.

Parole chiave: laboratori; psicoanalisi; gioco delle sabbie; adolescenti; trauma; capacità immaginativa.

Il libro testimonia il lavoro terapeutico “senza lettino”, svolto in Italia da psicoanalisti, psicoterapeuti, psicologi ed educatori con formazione analitica che mettono i propri strumenti al servizio di un lavoro apparentemente impossibile: dialogare con giovani in cerca di un senso, nella propria esistenza deprivata di possibilità concesse ad altri. In questo senso la psicoanalisi si esprime attraverso una fertile contaminazione tra gruppalità tra pari e con gli adulti, dove la riflessione e le aree di gioco creativo, si compenetrano. In questo senso, i Laboratori nascono come spazio di transizione tra gioco e realtà dove lo psichico può prendere forma. Nel capitolo di Nicolino e Calvi è descritto il progetto tra il gruppo clinico dell’Associazione Tiarè e l’equipe organizzativa della cooperativa Mago di Oz, nato dall’esigenza di privilegiare strategie terapeutiche alternative atte a stimolare l’attività riflessiva in soggetti deprivati e/o traumatizzati che non sono capaci di tradurre i propri stati interni in parole. Il gioco delle sabbie utilizza e predilige l’uso di immagini fornite per stimolare l’immaginazione.

Contributo in volume (Capitolo)

“I disturbi da comportamento dirompente”

Ferro, L. (2011). In: “Lo sviluppo della Psicopatologia, fattori biologici,ambientali e relazionali” di  Zennaro A., p. 179-200, BOLOGNA: Il Mulino, ISBN: 9788815232564.

Parole chiave: psicopatologia; disturbi del comportamento dirompente; età evolutiva; vulnerabilità; evoluzione.

Questo volume offre una panoramica completa della psicopatologia in una prospettiva moderna, per cui ogni fenomeno psicopatologico, così come le condizioni di normalità, è il risultato della storia evolutiva di ciascun individuo, date la sua costituzione biologica, le sue esperienze relazionali, le condizioni ambientali in cui si è evoluto e l’interpretazione soggettiva che ha attribuito all’interazione fra tutte queste componenti. Il capitolo settimo tratta i disturbi da comportamento dirompente (DBD), facendo riferimento all’ampia gamma di problemi esternalizzanti che comprende le diagnosi di disturbo da deficit di attenzione e iperattività, il disturbo della condotta e il disturbo oppositivo provocatorio. L’interesse degli autori deriva dal drammatico aumento della loro frequenza e dalla probabile correlazione con future esperienze di profondo disagio come fallimenti scolastici, abuso di sostanze ed attività criminale e delinquenziale. Nello specifico sono approfonditi gli aspetti principali del disturbi da comportamento dirompente (DBD) dalla definizione, nosografia ed eziologia ai fattori di vulnerabilità biologica, psicologica, ambientale e interpersonale ed infine all’evoluzione dello specifico quadro psicopatologico.

Contributo in volume (Capitolo)

“I disturbi del comportamento alimentare”

Speranza, A. M. & Cristofanelli, S. (2011). In: “Lo sviluppo della Psicopatologia, fattori biologici, ambientali e relazionali” di  Zennaro A. p. 297-318, BOLOGNA: Il Mulino, ISBN: 9788815232564.

Parole chiave: psicopatologia; disturbi del comportamento alimentare; adolescenza; età adulta; vulnerabilità; evoluzione.

Questo volume offre una panoramica completa della psicopatologia in una prospettiva moderna, per cui ogni fenomeno psicopatologico, così come le condizioni di normalità, è il risultato della storia evolutiva di ciascun individuo, date la sua costituzione biologica, le sue esperienze relazionali, le condizioni ambientali in cui si è evoluto e l’interpretazione soggettiva che ha attribuito all’interazione fra tutte queste componenti. Il capitolo dodicesimo tratta i disturbi del comportamento alimentare (DCA), i quali rappresentano una delle più comuni manifestazioni psicopatologiche dell’infanzia e dell’adolescenza, sia nella forma di transitorie alterazioni dei pattern alimentari sia come quadri clinici definiti che possono compromettere lo sviluppo e lo stato psicologico e fisico del bambino e dell’adolescente. Nello specifico sono approfonditi gli aspetti principali del disturbi del comportamento alimentare (DCA) dalla nosografia differenziata dall’infanzia all’adolescenza, le caratteristiche cliniche, il nucleo psicopatologico ai fattori di rischio e vulnerabilità biologica, psicologica e ambientale ed infine all’evoluzione dello specifico quadro psicopatologico.

Contributo in volume (Capitolo)

“Emotion Dysregulation Associated With Social Immaturity, Self Representation and Thought Process Problems In Adolescents In Therapeutic Communities: An Exploratory Study”
“Disregolazione emotiva associata a immaturità sociale, rappresentazione del sé e problemi di processo di pensiero in adolescenti in comunità terapeutiche: Uno studio esplorativo”.

Cristofanelli, S.; Testa, S.; Centonze, E.; Baccini, G.; Toniolo, F.; Vavalle, V. & Ferro, L. – in fase di pubblicazione su Frontiers in Public Health

Parole chiave: disregolazione emotiva; personalità; adolescenza; Rorschach CS; comunità terapeutiche.

Lo scopo dello studio è stato quello di indagare, in una prospettiva esplorativa, quali aspetti strutturali del funzionamento adolescenziale (valutati con il test di Rorschach, somministrato e valutato secondo il Comprehensive System, CS, di Exner) fossero associati a diverse dimensioni della disregolazione emotiva (valutata con la Difficulties in Emotion Dysregulation Scale, DERS). In particolare, l’obiettivo è quello di individuare se esistono, ed eventualmente quali sono, le configurazioni di disregolazione emotiva e struttura di personalità tipiche degli adolescenti che risiedono in una comunità terapeutica o socio-riabilitativa. Aumentare le conoscenze sul funzionamento fisiologico e psicopatologico degli adolescenti è particolarmente utile per orientare i futuri interventi di prevenzione e cura e per migliorare l’assistenza terapeutica in comunità. Infatti, nonostante l’elevato impatto sull’individuo e sulla società, a volte questi programmi sono gli unici in grado di ripristinare un percorso di crescita precedentemente arrestato. A nostro avviso, infatti, la salute mentale degli adolescenti dovrebbe essere pienamente compresa come una questione di salute pubblica.

Articolo in rivista

Convegni e partecipazioni a Congressi

XXIII Congresso Nazionale della Sezione di Psicologia Clinica e Dinamica, Firenze (2023)

“The Well-Being of Social Health Professionals: Relationship between Coping Strategies, Emotional Regulation, Metacognition and Quality of Professional Life”
“Il benessere dei professionisti socio-sanitari: la relazione tra strategie di coping, regolazione delle emozioni, metacognizione e qualità della vita professionale”.

Ferro, L.; Cariello, M.; Colombesi, A.; Adduci, C.; Centonze, E.; Baccini, G. & Cristofanelli, S. 

Parole chiave: operatori socio sanitari; qualità della vita professionale; risorse personali; strategie di coping; regolazione emotiva; metacognizione; minori; burnout; traumatizzazione secondaria.

Gli operatori socio-sanitari dovrebbero possedere conoscenze e competenze sia utilizzare risorse personali che promuovano la relazione di aiuto, l’accesso a strategie di intervento efficaci ed il proprio benessere sul lavoro. Questo studio si propone di indagare la relazione tra alcune risorse personali (strategie di coping, regolazione emotiva e metacognizione) e la soddisfazione professionale in un gruppo di operatori socio-sanitari che lavorano con minori affetti da disagio psicosociale. In questo gruppo professionale, il rischio di burnout è comune e la qualità della vita professionale è fortemente correlata all’intensità e alla frequenza dell’esposizione a eventi critici e traumatici. Il campione è stato valutato utilizzando strumenti self-report: Professional Quality of Life Scale (PROQOL), Coping Orientation to the Problem Experienced (COPE-NVI), Difficulties in Emotional Regulation Scale (DERS) e Metacognition Self-Assessment Scale (MSAS). La qualità della vita professionale ha mostrato correlazioni significative con le caratteristiche psicologiche studiate. Sono successivamente stati testati diversi modelli di regressione: i punteggi relativi all’orientamento al coping sono risultati un predittore significativo della qualità della vita professionale per tutte e tre le componenti, mentre i punteggi relativi alla disregolazione emotiva sembrano predire solo la componente del burnout. La qualità della vita professionale degli operatori socio-sanitari è stata influenzata dalle risorse individuali a diversi livelli, indipendentemente dalle conoscenze e dalle competenze. I soggetti hanno mostrato una maggiore stanchezza ed aspetti di traumatizzazione secondaria quando si verificava un disimpegno emotivo e sembrava essere difficile accettare le proprie reazioni emotive.

Contributo libero a Simposio

“Adaptive behavior in youths who receive residential treatments: how it is related with cognitive profile and externalizing/internalizing symptoms”
“Il comportamento adattivo nei giovani che ricevono trattamenti residenziali: come è correlato con il profilo cognitivo e i sintomi esternalizzanti/internalizzanti”.

Adduci, C.; Buri, A. & Cariello, M.

Parole chiave: esperienze traumatiche precoci; funzionamento adattivo; funzionamento cognitivo; sintomatologia comportamentale; trattamento residenziale.

I bambini e gli adolescenti con una storia di esperienze infantili avverse (ACE) hanno un rischio maggiore di soffrire di una serie di deficit in molti ambiti. Molti studi si sono concentrati sui problemi comportamentali, come i sintomi esternalizzanti/internalizzanti, e sui deficit cognitivi. Una storia di ACE può anche essere associata a un ritardo nello sviluppo di alcune abilità di vita quotidiana, che può influire sul successo del trattamento residenziale. Pertanto, lo scopo di questo studio è esaminare l’associazione tra esiti comportamentali/cognitivi e abilità adattive, al fine di fornire prospettive utili per la prevenzione e l’intervento. Il campione è costituito da 40 adolescenti che vivono in un contesto residenziale e ai quali sono stati somministrati i test WISC/WAIS per il funzionamento cognitivo, CBCL per i problemi comportamentali e VINELAND per il comportamento adattivo. Questo studio, che fa parte di un progetto di ricerca più ampio, mira a valutare la relazione tra i diversi aspetti del funzionamento, compreso l’uso di test proiettivi. I risultati dello studio presentato suggeriscono correlazioni significative tra sintomi esternalizzanti, basso profilo cognitivo e comportamento meno adattivo.  Questi dati permettono di lavorare contemporaneamente sugli aspetti psicopatologici e sulle specifiche abilità di vita compromesse, al fine di formulare un inquadramento diagnostico più specifico finalizzato ad una presa in carico maggiormente efficace.

Mini-Talk

“Predictive factors of temperament in adolescents smartphone addiction”
“Fattori predittivi del temperamento negli adolescenti con dipendenza da smartphone”.

Toniolo, F; Centonze, E. & Baccini, G.

Parole chiave: adolescenti; dipendenza; dipendenza da smartphone; temperamento; carattere.

Negli ultimi anni, con l’adozione di massa degli smartphone, sono emersi sempre più comportamenti e problematiche di dipendenza. Pertanto, è stato sviluppato il Smartphone Addiction Inventory (SPAY), con l’intento di valutare la dipendenza correlata. Poiché la dipendenza è un costrutto multifattoriale, dipende da variabili differenti. Tuttavia, per la maggior parte delle dipendenze, la quantità e l’adozione precoce di sostanze o comportamenti sembrano predire gli esiti peggiori. Lo scopo di questo studio è quello di indagare i fattori temperamentali e caratteriali che predicono un maggior rischio di sviluppare una dipendenza da smartphone in età adolescenziale. Il campione è costituito da 1000 studenti delle scuole superiori di Torino, ai quali sono stati somministrati lo SPAI e il TCI (Temperament and Character Inventory), ovvero un questionario self-report che esamina quattro tratti del temperamento e tre tratti comportamentali. I risultati mostrano una relazione predittiva tra la scala HA (Harm-Avoidance), in particolare la sottoscala HA1 (Anticipatory Worry), e i punteggi dello SPAI. Questi dati suggeriscono che una maggiore gravità della dipendenza da smartphone può essere associata alla tendenza ad utilizzare strategie di evitamento in risposta a stimoli negativi e all’anticipazione di preoccupazioni negative.

Mini-Talk

XXX Congresso Associazione Italiana di Psicologia (tutte le sezioni), Padova (2022)

“Emotional Dysregulation, Dissociation and Cognition in adolescence: an empirical study”
“Disregolazione emotiva, dissociazione e cognizione in adolescenza: uno studio empirico”.

Cristofanelli, S.; Baccini, G.; Centonze, E.; Cariello, M.; Colombesi, A. & Ferro, L.

Parole chiave: adolescenza; disregolazione emotiva; dissociazione; cognizione.

La disregolazione emotiva è uno dei principali costrutti psicologici coinvolti nella psicopatologia. Nella nostra ricerca indaghiamo la disregolazione emotiva in relazione alla dissociazione e alla cognizione. La letteratura suggerisce un’ influenza tra queste tre funzioni: la regolazione emotiva influenza la cognizione, la dissociazione altera i processi cognitivi e la disregolazione emotiva induce la dissociazione. Tuttavia, non esistono studi che indagano la loro relazione in un unico modello. Sulla base di questi dati, testiamo un modello di mediazione che adotta la disregolazione emotiva come variabile indipendente, l’intelligenza come variabile dipendente e la dissociazione come mediatore. L’obiettivo è esplorare se la disregolazione emotiva produce un aumento dei livelli di dissociazione che porta ad una compromissione delle abilità cognitive. Il campione è composto da 64 partecipanti (10-19 anni): 31 adolescenti del gruppo clinico e 33 del gruppo non clinico. A entrambi i gruppi sono state somministrate le scale DERS, A-DES e Wechsler. Contrariamente a quanto ipotizzato, l’analisi dei dati evidenzia risultati significativi solo per il gruppo di controllo. Si ipotizza che gli adolescenti sani adottino uno stile cognitivo dissociativo non patologico in risposta a una maggiore disregolazione emotiva che migliora le prestazioni cognitive.

Contributo libero a Simposio

“Testing a mediation model between emotional dysregulation, dissociation and cognition with Rorschach CS and Wechsler Scales”
“Testare un modello di mediazione tra disregolazione emotiva, dissociazione e cognizione con il Rorschach CS e le scale Wechsler”.

Baccini & E. Centonze 

Parole chiave: Rorschach CS; disregolazione emotiva; dissociazione; cognizione.

Nel nostro studio indaghiamo la relazione tra la disregolazione emotiva e la dissociazione, entrambe misurate con il Rorschach CS, e la cognizione, valutata con le scale Wechsler. La letteratura suggerisce una relazione tra questi tre costrutti, ma non esistono studi che li considerino tutti in un unico modello né il funzionamento implicito. Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo scelto di utilizzare il Rorschach CS che, contrariamente ai self-report, è in grado di cogliere gli aspetti della personalità di cui l’individuo non è consapevole. Queste considerazioni potrebbero essere particolarmente vere per la disregolazione emotiva e la dissociazione che, per definizione, possono operare al di fuori della coscienza. Sulla base di queste riflessioni e della letteratura, abbiamo selezionato le variabili Rorschach Afr, D, (C + CF) > FC come indicatori di disregolazione emotiva e FD + SumV, Mp > Ma + 1 e le risposte al movimento come indicatori di dissociazione. Lo scopo dello studio è esplorare, in un campione di 31 adolescenti traumatizzati, se la disregolazione emotiva influisce sulla cognizione e se questa relazione è mediata dalla dissociazione. Inaspettatamente, non sono stati trovati risultati significativi. Si ipotizzano questioni metodologiche e teoriche per spiegare questi risultati. 

Mini-Talk

“Cognitive profile and externalizing/internalizing symptoms: an observational study on adolescents in residential therapeutic communities”
“Profilo cognitivo e sintomi esternalizzanti/internalizzanti: uno studio osservazionale su adolescenti in comunità terapeutiche residenziali”.

Cariello, M. & Colombesi, A. 

Parole chiave: funzionamento cognitivo; sintomatologia internalizzante/esternalizzante; adolescenti; comunità terapeutiche.

Le esperienze avverse dell’infanzia sono associate a un rischio maggiore di sviluppare esiti psicopatologici, come sintomi esternalizzanti e internalizzanti. Molti studi suggeriscono che gli effetti dei traumi complessi su bambini e adolescenti possono includere anche disturbi cognitivi. Tuttavia, non è ancora chiara la relazione tra questi aspetti, soprattutto negli adolescenti con una storia di trauma complesso e che hanno vissuto in una comunità terapeutica residenziale. Il funzionamento cognitivo e la sua interazione con i sintomi sono spesso poco indagati, forse perché considerati meno impattanti di altri problemi. L’obiettivo di questo studio è quello di esplorare la presenza di profili cognitivi specifici in adolescenti con una storia di ACE e la possibilità di evidenziare una relazione tra cognizione e aspetti esternalizzanti/internalizzanti. Il campione è composto da 40 adolescenti che vivono in comunità terapeutiche residenziali e a cui sono stati somministrati WISC/WAIS e CBCL. I risultati non suggeriscono alcuna interazione significativa tra cognizione e sintomi. Tuttavia, alcune considerazioni possono essere fatte osservando i profili cognitivi di questo campione, al fine di migliorare l’approccio alle difficoltà degli adolescenti nelle comunità.

Mini-Talk

Associazione Tiarè ospita Tito Baldini, Centro Studi Sereno Regis, Torino (2017)

Tito Baldini e Andrea Calvi: "Ragazzi al limite”, conoscerli, comprenderli, aiutarli.

Tito Baldini, psicoanalista SPI di Roma, Presidente FeNaCoPsi ed esperto di adolescenza, espone sul tema del trattamento residenziale dei minori psicopatologici, affiancato da Andrea Calvi, psicoanalista ARPA e Presidente dell’Associazione Tiarè di Torino (associazionetiare.org).
Approcciare gli adolescenti “al limite” nei contesti residenziali comporta una profonda riflessione sulla cornice istituzionale ed una continua supervisione e formazione della rete di cura, al fine di modulare l’intervento adattandolo il più possibile al funzionamento fluido di tali pazienti.

ecco il link al video: